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Evoluzione e rivoluzione dei beni culturali a Enna

Enna, 03/09/2010 -

A fianco: il nuovo Direttore del Parco Archeologico della Villa romana del Casale

arch. Guido Meli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ Assessorato Regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana si spoglia della gestione diretta di alcuni servizi previsti nei siti museali di otto province su nove, mettendo a bando la loro concessione a privati. Vediamo di quali servizi si tratta:

 

  • -      servizio editoriale
  • -      servizio libreria e vendita
  • -      servizio oggettistica e merchandising
  • -      servizio accoglienza, guida, assistenza didattica e informazione
  • -      servizio di trasporto all’interno dei siti
  • -      biglietteria
  • -      caffetteria e ristorazione
  • -      sviluppo attività di valorizzazione, mostre ed eventi culturali
  • -      attività promozionali e di comunicazione.

 

Resta esclusa da questa rivoluzione solo la provincia di Enna. Chiediamo il perché e proviamo a dare qualche possibile risposta.

Qual è il modello di gestione di questi servizi cui la regione sta pensando per questa piccola provincia? Una piccola provincia che possiede un rilevante patrimonio monumentale, beni culturali, importanti siti archeologici e musei e che nel 2011 sarà posta sotto i riflettori del mondo intero per la auspicata conclusione del cantiere di restauro della Villa Romana del Casale e per il ritorno della Venere di Morgantina.

Nel frattempo, appena qualche settimana fa (il 12 luglio), il Dirigente generale dell’assessorato ha emanato un decreto di riordino dell’amministrazione dei beni culturali che se da un lato lascia sperare in evoluzioni positive dall’altro pone pesanti interrogativi.

Analizziamo nel dettaglio cosa comporta il decreto per la Provincia di Enna:

  1. perdita di valenza e di ruolo per la Soprintendenza ai Beni Culturali, svuotamento di funzioni e di professionalità;
  2. autonomia, seppur parziale e limitata, per il sito archeologico di Morgantina e per il Museo Archeologico di Aidone, che vengono estrapolati dalle competenze della Soprintendenza per assumere il ruolo di Servizio, direttamente dipendente dall’Assessorato regionale, e precisamente il nuovo Servizio del Parco Archeologico di Aidone e dei comuni limitrofi (ma con quali perimetrazione e competenze?);
  3. perdita di autonomia per il Museo Archeologico della Villa del Casale che viene ad essere inglobato nel più ampio Servizio Parco Archeologico della Villa del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei comuni limitrofi (ma anche questo, con quali competenze e perimetrazione?) sempre direttamente dipendente dall’Assessorato regionale;
  4. autonomia, seppur parziale e limitata, per il Museo Giuseppe Alessi di Enna, che viene promosso a Servizio del Museo interdisciplinare regionale, accorpando il Museo archeologico di Palazzo Varisano e il Museo Archeologico regionale di Centuripe;
  5. perdita di autonomia per l’Ente Parco Minerario Floristella Grottacalda, istituito con L.R. 17/91 che così viene declassato, con un semplice decreto, a Servizio del Parco Minerario Floristella-Grottacalda in capo all’Assessorato regionale per i beni culturali e l’identità siciliana.

A parte l’evidente illegittimità di tale ultima disposizione (come può un decreto modificare una norma di natura superiore?) per la soppressione dell’autonomia dell’Ente Parco Minerario Floristella Grottacalda si è recentemente espressa, all’unanimità la deputazione ennese (i deputati Colianni, Galvagno, Leanza e Termine) sottoscrivendo, insieme ad altri 23 deputati, la presentazione del disegno di legge n° 603 recante in oggetto «Istituzione del parco geominerario delle zolfare siciliane».

 

La realizzazione di un unico parco, che metta in rete le testimonianze della civiltà delle zolfare di Sicilia, è sicuramente un progetto interessante, è frutto di una visione generale sicuramente positiva e che guarda al futuro, costituisce un modello di gestione e di valorizzazione dei beni culturali che però non appartiene alle consuetudini dell’Isola ma che speriamo possa rappresentare un punto di arrivo; nel caso specifico, però, risultano evidenti le difficoltà di carattere amministrativo, territoriale e politico del modello proposto.

Sembra quindi di sentire suonare nell’aria il “de profundis” per l’Ente Parco, una realtà che stava finalmente cominciando a produrre buoni frutti, in un sistema di fruizione turistica decontestualizzato e destagionalizzato come è quello della provincia di Enna, senza peraltro che il territorio abbia potuto o voluto esprimere una sua ampia condivisione.

Tutto questo avviene grazie alla volontà politica dei nostri quattro moschettieri, uno per tutti, tutti per uno, almeno una volta, al di là delle casacche di partito.

Il lavoro portato avanti dall’Ente Parco, specialmente negli ultimi 10 anni, viene cancellato con un colpo di spugna, in nome di un interesse superiore presentato come collettivo.

Di questa piccola gemma del nostro territorio resterà traccia in una sede legale puramente virtuale; il decreto legge presentato prevede che questa abbia sede presso il palazzo Pennisi di Floristella, attualmente un museo che non c’è, il palazzo giace infatti ancora in attesa di un suo definitivo completamento nel più miserevole abbandono. Il centro di documentazione viene invece individuato addirittura in un’altra provincia: a Caltanissetta.

Sarebbe interessante sapere quale sia in proposito il pensiero del Consiglio provinciale di Enna e dei Consigli comunali del nostro territorio, sempre nell’ottica che le scelte condivise risultano quelle più forti e difendibili. Non ci piace che invece a decidere siano gli eletti di turno i quali hanno già dimenticato da chi hanno ricevuto il loro mandato.

Nel frattempo, è arrivata la notizia che il Dirigente generale dei Beni culturali, dando continuità al decreto del 12 luglio, ha nominato i nuovi vertici dei beni culturali in Sicilia, tra cui il Dirigente responsabile del Servizio Parco minerario Floristella-Grottacalda, nella persona dell’arch. Rosa Oliva, che lascia il posto di Dirigente responsabile del Servizio Beni architettonici della Provincia di Enna, per ricoprire una carica che sembra discendere da un decreto forse illegittimo.

 

Tra gli altri dirigenti ricollocati, la rotazione assegna alla Soprintendenza di Enna la dott.ssa Fulvia Caffo, proveniente da Catania e che avrebbe probabilmente aspirato alla Soprintendenza della sua città. Ancora una volta la nostra Provincia deve subire l’assegnazione di Dirigenti provenienti da altri territori e viene usata per provvedimenti dal vago sapore punitivo. L'arch. Francesco Santalucia è assegnato al Servizio del Museo interdisciplinare con il Museo Alessi, il Museo Varisanoe il Museo Archeologico di Centuripe, un settore difficile da aziendalizzare con i due Musei di Enna chiusi e il Museo di Centuripe fuori da ogni rotta turistica.

Dal Nucleo ispettivo dell’Assessorato ai Beni culturali è stato assegnato al nuovo Servizio che comprende il Parco archeologico di Morgantina e il Museo di Aidone, il dott. Enrico Caruso, al quale spetterà forse di doversi occupare anche del rientro della Venere di Morgantina (?).

Al Parco della villa Romana del Casale è stato destinato invece l’arch. Guido Meli (qui sopra nella foto), che proviene dal Centro regionale di restauro e che avrà mal gradito la sua nuova destinazione. Nel complesso il provvedimento lascia aperti altri dubbi ed interrogativi inquietanti nella delicata fase attuale dei beni culturali della nostra Provincia. Sebbene non possa obbiettarsi alcuna illegittimità all’assegnazione di Meli sembra moralmente inopportuno che il nuovo Direttore della Villa Romana del Casale sia lo stesso funzionario che in atto riveste il ruolo di direttore dei lavori del poderoso progetto di restauro della Villa Romana, attualmente in corso.  

E l’arch. Rosa Oliva, che di quel restauro è da cinque anni il Rup (Responsabile unico del procedimento, la funzione amministrativa di vertice dei lavori n.d.r.), potrà continuare a mantenere il suo ruolo non essendo più in carico nell’organico della Soprintendenza di Enna, essendo stata assegnata ad un servizio autonomo, peraltro ancora del tutto virtuale?

E’ stato informato di tutto questo l’Alto commissario della Villa Romana del Casale, prof. Vittorio Sgarbi che di quel restauro porta l’intera responsabilità?

Avevano valutato compiutamente gli effetti di queste scelte i nostri solerti parlamentari regionali e il Direttore generale dei Beni culturali?

A tante domande l’Assessore regionale e il Presidente Lombardo dovranno fornire al più presto puntuali e concrete risposte alla comunità ennese.


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