Se un decano diventa nonno
Piazza Armerina, 27/11/2009 - Ci scrive Lillo Marino, per qualche necessaria precisazione su un articolo apparso ieri su Orizzonti. Di buon grado pubblichiamo l'autorevole intervento e la risposta del nostro direttore.
Nella foto a fianco: Lillo Marino, Gianluca Ginoble e Toni Renis.
Gentile direttore
Tiro su il sipario per offrire al pubblico e all'inclita l’immagine di un giovin signore, nel tradizionale paramento di Farmacista, che s'affanna a stipare scatole e scatolette, flaconi e bottigliette e altri oggetti, tra i quali alcuni non vendibili ai minori di 14 anni (col tempo, le strettoie si sono allentate e si è allargato il consumo!).
Racconto di Lei, gentile direttore, "Farmacista per forza" (conosce i tre atti di Molière "Il medico per Forza"?).
Se fossi Molière scriverei di Lei: nato acuto giornalista e fine scrittore, di mestiere farmacista (vuole che scriva ”professione”? Lo faccio: “mestiere”, leggasi “professione”).
Fine della mia esternazione su Maurizio Prestifilippo.
Ma,come si sa, (lo si sa?) le esternazioni sono come le ciliegie (una tira l’altra) sicché gliene offro ancora un paio. Tanto per chiarire.
Lei, definendomi “decano del giornalismo armerino” è caduto in un errore (è un rilievo, non un rimprovero) di inesatta informazione.
Nulla che io abbia con la Città che mi ha dato i natali, ma il fatto è che io ho esercitato il mio mestiere di giornalista in grandissima parte a Palermo e in tutta la Sicilia e, per una piccola parte, a Parigi, a Strasburgo e a Bruxelles.
E dunque, “ decano” di quale giornalismo? Dica Lei!
Altra esternazione si riferisce ai miei rapporti con la famiglia Ginoble di Roseto degli Abruzzi, e in particolare, con Gianluca, che, per la sua voce, è un miracolo della natura…
E’ stato Gianluca a volermi chiamare “nonno” e io ne sono stato lusingato. E gli altri due “tenorini”, Piero e Ignazio, mi chiamano “zio”.
Reale parentela con i tre? Nessuna.
Rapporti di amicizia, rispetto, affetto? Infiniti, come il mare che è infinito.
Chiudo con una notizia, in anteprima assoluta:
Nei prossimi giorni, tutta la famiglia Ginoble sarà mia ospite a Piazza Armerina.
Ci viene a trovare? Da giornalista e scrittore, però, e non da Farmacista.
Si accettano doni.
Lillo Marino
Caro Lillo,
ti do irritualmente del tu, considerato che hai usato il lei non per distacco ma per celia. E' per me un significativo motivo di vanto averti a Piazza Armerina, città talvolta ingenerosa ma bellissima, che ti ha dato i natali e ti ha sicuramente regalato gli anni belli della tua fanciullezza. Il mondo è certo un'altra cosa e il mondo è certo fuori da Piazza Armerina.
Per ricordi qui non ti batte nessuno, per esperienza neanche. Ricordo quando arrivavi, di tanto in tanto, con l'aria palermitana ed europea, con l'ironia dell'uomo consapevole di se stesso, con la fantasia sviluppata di chi ha avuto occasione di vivere importanti esperienze di vita e professionali. Intuivo tutto questo e ti invidiavo un po' per la fortuna ed il coraggio di cercare la tua vita fuori dal "natio borgo selvaggio".
Io destinato da tradizione di famiglia a somministrare sciroppi, pillole e supposte ho dovuto garantire al mio amore per la città l'indifferenza verso l'invidia, la maldicenza, gli orizzonti ristretti di molti. Ma ho avuto anche l'amore di alcuni, l'amicizia di pochi, il rispetto e la stima dei migliori. E con loro ho costruito sogni per la mia Macondo, ho lavorato nella politica, nella società, nella cultura e nella professione (come tu preferisci, nell'antico mestiere di speziale). Per questo oggi, come vent'anni addietro, ho legato il mio nome ad Orizzonti e a sempre più felici orizzonti rivolgo il mio pensiero anche nelle giornate più difficili.
A questi orizzonti, certo di un domani che certamente verrà, capisco che anche tu guardi per il giovane Gianluca, nel cui talento e nella sensibilità verso una cultura musicale eletta, guardi con sorridente ottimismo, perchè il bello e il buono alla fine trionfano sempre. E così sarà perchè oltre a noi c'è chi, molto più in alto di noi, così vuole.
Quanto ai doni, posso ben poco. Ma quel poco che posso certamente non mancherà.
Maurizio
|