I mercanti sono ancora nel Tempio
Piazza Armerina, 15/06/2011 - Gli abitanti dei paesi limitrofi sostengono con insistenza che noi piazzesi siamo un popolo strano, che molto spesso non seguiamo le regole della logica e che ci contraddistinguiamo per ambiguità e per scarsa affidabilità. Questi commenti ci irritano perché ci feriscono nell’orgoglio di popolo, ma ci spingono alla riflessione e, a malincuore, ad ammettere che un fondo di verità c’è. Almeno da un punto di vista politico.
Piazza Armerina ha un bacino elettorale di oltre tredicimila votanti, che potrebbe pesare fortemente sugli equilibri politici della provincia. La forza elettorale di Piazza Armerina potrebbe consentire la costante elezione di un deputato regionale, di un deputato nazionale e di un manipolo di consiglieri provinciali. In realtà Piazza Armerina è l’unico comune della provincia di Enna a non avere rappresentati in Consiglio provinciale. Tredicimila elettori non sono riusciti ad eleggere un solo consigliere provinciale, dilaniati dalle divisioni e dall’esterofilia. Chiunque provenga da fuori si assicura una buona fetta di voti, zelantemente procurati dagli ascari piazzesi pronti a tradire le aspettative e le potenzialità di un’intera città per servire il padrone di turno. Così è successo alle ultime elezioni regionali, alle ultime elezioni europee, alle ultime elezioni provinciali.
Le divisioni interne hanno determinato l’emarginazione politica di Piazza Armerina, considerata da tutti facile terra di conquista ed umiliata da una politica accentratrice che nulla riserva ai vassalli. E ciò è dimostrato dalla vicenda dell’ospedale Chiello: fintamente tutti si ergono a difensori del nostro ospedale, ma in realtà la politica non riconosce alcun peso a Piazza Armerina e la relega ad un piano secondario. I politici sanno più di tutti di poterlo fare, con la complicità di mediocri figure pronte a svendere la propria dignità e l’interesse dei concittadini per un piatto di lenticchie. Molto spesso per la promessa di incarichi di prestigio, altre volte per la promessa di prebende difficilmente poi riconosciute.
I cittadini subiscono passivamente, incapaci di manifestare dissenso e ribellione, nessuno si incarica di punire i traditori e ricacciare indietro i conquistatori. Da anni ormai si attende una riscossa, una reazione, quel colpo di reni che potrebbe restituire dignità ad un popolo represso. Ma l’esito delle urne elettorali continua a collezionare delusione ed amarezza, anche se si continua ad alimentare la speranza che prima o poi scatti la molla del riscatto. La speranza di molti è che si riescano a cacciare definitivamente fuori dalla politica i mercenari, coloro che hanno rovinato con azioni iscariote il presente ed il futuro di Piazza Armerina. Al momento, visto il panorama politico che Piazza Armerina sta offrendo, il momento del riscatto appare ancora lontano. Bisognerebbe rottamare gran parte della classe politica piazzese esistente o per lo meno quella parte che ha abbondantemente dimostrato di svendersi ai forestieri.
Mauro Farina
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