Chi semina vento raccoglie tempesta
Piazza Armerina, 05/01/2012 - (Mauro Farina) - Quanto era bravo a scrivere ed a sputare veleno e sentenze il professore Nigrelli dalle faziose pagine del suo sito Piazza Grande. I suoi post it erano un concentrato di acidità e di invidiosa acredine e livore. Per lui era facile fare il professore e come un piccolo ed insignificante diavolo (dal termine greco diaballo, calunniatore e accusatore, che ha come caratteristica dominante la capacità di mescolare verità e menzogna per confondere il prossimo e per creare divisioni e spaccature) interveniva a gamba tesa nel dibattito politico della Città in preda ad acuti deliri di onniscienza e probabilmente tormentato da una irrefrenabile invidia. Mai avrebbe immaginato il professore Nigrelli che le porcherie che scriveva sul suo sito gli si sarebbero rivoltate contro, descrivendo nei particolari esattamente la situazione che lui adesso si sta apprendendo a vivere. Basterà ai nostri lettori leggere il post it numero 72 del 7 luglio 2007 (qui di seguito integralmente riportato), cambiare opportunamente i nomi dei soggetti protagonisti e… voilà! Il gioco è fatto! Nigrelli sembra descrivere sé stesso. Snoccioleremo nei prossimi giorni, man mano che si avvicina il fatidico ed atteso giorno della mozione di sfiducia, tutte le chicche di fango che Nigrelli vomitò allora e che oggi gli calzano a pennello. Come dice il vecchio detto, non sputare in cielo, che in faccia ti torna!
Sindaco e sfiducia: ancora un giro di poker di Carmelo Nigrelli
Questa volta ha ragione il sindaco. «Piuttosto che di azzeramento politico, preferisco tornare alle urne» ha risposto al Giornale di Sicilia (5 luglio) e, qualche giorno prima, a La Sicilia aveva affermato: «Se il centrodestra vuole dividersi sono pronto ad andare di fronte al corpo elettorale. Di certo non mi dimetto. Se vogliono mandarmi a casa mi facciano la sfiducia» (29 giugno).
Il sindaco è uomo testardo e puntuto, ma è anche un profondo conoscitore degli animi dei consiglieri comunali. Memore che solo gli otto coerenti consiglieri del centro sinistra firmarono la sfiducia qualche mese fa, egli sfida i sedicenti neo oppositori invitandoli alla mozione, a quell'atto, cioè che, se approvato dal Consiglio Comunale, manderebbe a casa sia il sindaco che gli stessi consiglieri i quali, come molti dicono, di questi tempi sono considerati (e forse essi stessi si considerano) vincitori di concorso a tempo determinato, data la generosità dell'indennità percepita.
Crede dunque il sindaco che molti di loro non rinunceranno a quella lauta ricompensa e, come un abile giocatore di poker, vuole vedere le carte, sicuro che i ciarlieri consiglieri stiano bluffando.
Ma cosa succederebbe se, invece, non di bluff si trattasse, ma di un reale atto di sfiducia? Io credo che il sindaco si sia fatto un po' di conti e abbia concluso che lui non ha nulla, ma proprio nulla, da perdere.
L'esperimento nato tre anni fa e che pure aveva entusiasmato alcuni, incuriosito altri e bendisposto altri ancora anche nello schieramento opposto, è fallito, come è evidente a tutti in città, per una serie di motivi talmente lunga che è superfluo elencarli, ma molti dei quali possono essere ricondotti ad un approccio del tutto autoreferenziale e incapace di relazioni con i cittadini, con i soggetti politici presenti in città; con il personale, che si accompagna alla mancanza di un progetto per la città e di una stessa cultura della comunità. Di fronte al palese fallimento, l'unica via di fuga onorevole rimane la sfiducia che aiuterebbe ad un'ulteriore autoassoluzione dal momento che il «destino cinico e baro» sarebbe, di fronte alla storia, responsabile dell'incompiutezza del miracolo. Per questo egli afferma nelle interviste che «la città è un cantiere, ci sono tante cose che stiamo portando a compimento» (la Sicilia) pur sapendo, come sanno tutti, che non uno solo dei molti significativi cantieri aperti in città è ascrivibile all'attività della sua Giunta (quelli del Comune sono stati ereditati dalla Giunta Velardita, quelli della Villa sono stati aperti nonostante le difficoltà create dal comune di Piazza, quello di palazzo Trigona nasce da azioni che non vedono in nulla coinvolta, l'amministrazione comunale di Piazza). Per questo continua dicendo che «non riusciamo a far conoscere quello che stiamo facendo» pur sapendo che tutti conoscono in città il nulla che ha prodotto tre anni di amministrazione e anche tutto ciò, spesso indicibile, che vi è stato nei comportamenti quotidiani dei lanzichenecchi che bivaccano attorno al sindaco.
E per questo, infine, la mozione di sfiducia sarebbe l'unico atto serio nell'interesse della città. Se la contrapposizione di questi giorni si dovesse risolvere con la distribuzione di un paio di assessorati e qualche altro strapuntino di sottogoverno, avrà avuto ragione il sindaco. Se in Consiglio comunale ci sono persone serie e di parola in numero sufficiente, la sfiducia, l'atto che tutta la città si aspetta, dovrà essere compiuto senza ulteriori rinvii.
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